“C’era una volta”: è il classico preludio delle belle favole, quelle che si raccontano ai bambini per la buonanotte, o anche per tenerli vicini e catturare la loro attenzione...
C’era una volta, negli anni settanta, un cantautore dal nome Salvatore Antonio Gaetano, che sapeva coniugare alla perfezione la propria voce caratteristica con la profondità dei testi che scriveva. Questo cantautore, come spesso accadeva agli artisti come lui, non riscosse il dovuto successo che meritava, almeno finché non scomparve tragicamente in un incidente stradale.

 

 

Delle sue grandi opere, il pubblico ha consacrato quale canzone più famosa la sua Gianna del 1978, presentata al ventottesimo Festival di Sanremo e piazzata al terzo posto (dopo Un’emozione da poco cantata da Anna Oxa, e …e dirsi ciao dei Matia Bazar)

A dirla praticamente tutta e chiara, il pubblico conosceva solamente quella canzone! Anche perché questo cantautore non si era ritagliato la sua fetta di notorietà con schieramenti (palesi o velati che fossero) politici, anzi ricevendo più volte le segnalazioni alla censura per aver fatto chiaramente nomi e cognomi di uomini politici del tempo.

Eppure Ma il cielo è sempre più blu del 1975, oppure Mio fratello è figlio unico del 1976, ed ancora Berta filava dello stesso anno, sono pezzi musicali da collocare in un capitolo a sé stante della storia musicale italiana.

“Chi vive in baracca, chi suda il salario
Chi ama l’amore e i sogni di gloria
Chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria…”: 2018 o 1975?

C’era una volta Rino Gaetano.

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